Bersaglio centrato per i MASSIVE ATTACK: Milano è caduta ai loro piedi!


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Bersaglio centrato per i MASSIVE ATTACK: Milano è caduta ai loro piedi!


Tutte le foto su: https://www.flickr.com/photos/archimap/sets/72157645338489376/

Il 25 giugno 2014 all’Ippodromo del Galoppo in occasione dell’Alfa Romeo City Sound si è assistito al meraviglioso concerto dei Massive Attack.
I padrini del trip hop si sono fatti attendere a Milano ben quattro anni dal loro ultimo tour italiano, ma l’attesa non ha deluso le aspettative.
Le porte si sono aperte alle 19 e per ben tre ore si è aspettato con promo tormentoni e suoni reggae contaminati da dubstep.
Un palco minimale ma articolato con sei schermi giganteschi facevano presagire la spettacolarità dell’evento a cui abbiamo assistito.
Alle 22 ha inizio lo spettacolo di Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall, accompagnati da Martina Topley Bird, Horace Andy e Deborah Miller.
E’ proprio Martina che apre lo show con “Battle Box 001”, progetto di Robert del Naja con Elbow Guy Garvey, un brano dal graffio corrosivo con svolazzanti percussioni vocali che con oscurità minacciosa e energia irrequieta irrompe su Milano, che esplode in un ovazione di benvenuto.
Martina strappa fiumi d’applausi con la sua rivisitazione lunare di “Paradise Circus”, cantata in Heligoland dalla musa Sandoval dei Mazzy Star; brano intimamente estetico, dallo scenario decadente, con un rallentamento vocale centrale supportato dai bassi perennemente profondi e dal tic-tac elettrico.
I toni si fanno cupi con il bad trip mediorientale di “Inertia Creeps”.
Arriva a placare gli animi una versione di “Teardop” eseguita magistralmente da Martina Topley Bird che accompagnata dai Massive

Cita apertamente (e meravigliosamente) “The End” dei Doors, soprattutto con i piccoli solo di chitarra che intervengono tra una strofa e l’altra. (cit. Marco Rigamonti).

Il brano eseguito in “Mezzanine”  da Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins, non perde di spessore grazie ai vocalizzi eterei e suggestivi della Topley Bird. Attimi di luce che s’intravedono tra i cupi labirinti sonori imbastiti sapientemente, che ascendono a dimensioni quasi divine; una sorta di “dream-dub” con una traccia ritmica minimale, simile al pulsare di un cuore, con un arpeggio celestiale di chitarre, dal quale si alza la voce limpida ed angelica di Martina. La sintesi di sonorità dub e atmosfere dark raggiunge qui la perfezione, trasportando in una dimensione sospesa tra sogno e realtà sensibile. Il brano porta subito alla memoria il video, dove a “cantare” la melodia è l’immagine di un feto nella placenta materna – idea nata dalla maternità imminente della Frazer, che presterà le sue labbra per l’incredibile fotomontaggio sull’immagine del bimbo.

Irrompe con Poesia e maestria tecnica “Atlas Air”, un altro numero di classe di Del Naja, che calibra sapientemente una serie di stop & go e che, tra percussioni tribali e synth in levare, ci lascia intravedere nuovi mondi d’inquietudini tutti da esplorare.
Arriva sul palco Horace Andy col suo carico di ebbrezza reggae con “Girl I Love You”, la sua voce eccezionale si mischia con chitarre spettrali filtrate da esplosioni elettroniche.
 Segue “Risingson” in cui irrompe Daddy G, denso e buio come solo lui sa essere. Horace Andy torna ed esegue “Angel” dimenticandosi la prima strofa (non è chiaro se è stato un caso fortuito o voluto, spettacolarizzato dai pugni alzati al cielo), ma questo è solo un dettaglio ininfluente. Parte l’intro memorabile di “Angel” col basso rombante e il beat sordo che detona nel bel mezzo in un wall of sound di chitarre ed effetti, mentre irrompono le liriche di Honace con il loro incedere grottesco e minaccioso:

“You are my angel
come from way above
To bring me love
I love you”

Il compito più arduo tocca alla “lovely”, così presentata da Del Naja, Deborah Miller che esegue “Safe From Harm” (interpretata da Shara Nelson in Blue Lines), il suo canto libero e vigoroso ci avvolge di un’aura mistica, con synth diafani e basso ottenebrante, dalle tessiture elettroniche e dai groove dub.
Ma è soprattutto con l’emozionante “Unfinished Sympathy”, che Deborah Miller ci strega, lei che canta tra scratch compressi ed un incalzante crescendo orchestrale dai colori drammatici e cinematici.
Il concerto si chiude con “Splitting The Atom” contenuta nell’omonimo EP del 2009 che, col suo incedere soul e corale, ci infiamma il cuore.
La serata è stata resa ancor più bella dagli spettacolari visual concettuali e provocatori, strutturati sulla scia dell’esplorazione di performance visive intraprese con il documentarista Adam Curtis. Lo spettacolo ha creato una collisione irresistibile tra musica, arte e discorso politico, una storia di denuncia su come un nuovo sistema di potere gestisce il mondo moderno e riesce a controllarlo.

Libertà vs Sicurezza?
Poesia vs Pubblicità?
Musica vs Industria?

Gli spunti di riflessione offerti da Del Naja & Co. sono tanti, resta la certezza che gli unici vincitori sono loro: i Massive Attack.

Di seguito una selezione di nostri video:

Margherita Mancuso

Margherita Mancuso

Architetto e music selector at Controluce
Palermitana di origini ma milanese di adozione è architetto e music selector per lo studio Controluce di Milano. Vive la vita seguendo le proprie passioni, nel lavoro come nel quotidiano. Sempre alla ricerca di suoni nuovi, si definisce: "una cacciatrice di sound". L'amore per la musica le nasce dal jazz, ma viene presto rapita dal mondo dei clubbing. "La buona musica mi rende felice", per questo motivo la colonna sonora della sua vita deve essere bellissima. "Buona musica sempre" è il suo imperativo!
Margherita Mancuso

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