Golosaria 2015 rende omaggio al grande Dino Abbascià


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Mesi fa è stato commemorato in consiglio comunale; è stato proposto per l’Ambrogino d’oro alla memoria; ieri pomeriggio è stata consegnata alla moglie Teresa una targa in suo ricordo. Dino Abbascià ha fatto molto per Milano, ha contribuito a farla grande. Nessuno di quelli che lo hanno conosciuto potrà mai dimenticarlo. Molti lo indicano come esempio; altri vorrebbero essere come lui. E’ stato quindi commovente il momento in cui il giornalista Paolo Massobrio ha fatto il suo nome, invitando sul palco Teresa, la figlia Annamaria e il professor Francesco Lenoci. Nel salone che ospitava “Golòsaria”, il laboratorio che mette insieme tutte le ricchezze d’Italia, secondo la definizione dello stesso conduttore della manifestazione, il pubblico, numerosissimo, ha applaudito a lungo e tanti si sono alzati in piedi. Mentre sul telone che faceva da sfondo alla ribalta scorreva l’immagine di Dino con un cavolfiore in mano; e poi altre, tante altre, che lo ritraevano con gruppi di persone in varie occasioni di lavoro o di divertimento. Sempre con quel suo sorriso aperto, incoraggiante. Dino era un uomo generoso, disponibile, semplice. Nonostante avesse raggiunto traguardi di notevole prestigio; fosse al timone di un’azienda ortofrutticola di alto livello, da lui edificata con intelligenza, tenacia, competenza; fosse stato il primo a far conoscere non solo a Milano la frutta esotica; venisse invitato spesso dalla tivù e intervistato dai giornali nazionali, non guardava alcuno dall’alto in basso, non assumeva atteggiamenti da padrone del vapore. Il cavalier Dino Abbascià, presidente o vicepresidente di enti nazionali, membro di consigli di amministrazione, amico di note personalità dell’imprenditoria, della cultura, dell’arte, della politica, gradiva che anche la gente umile gli desse del tu e lo chiamasse per nome. Pochi giorni prima di andarsene in un mondo a tutti sconosciuto, dove probabilmente ricopre altri incarichi, mandò un messaggio ai suoi collaboratori: “Non molliamo niente”. Sempre positivo, infaticabile. Dormiva pochissime ore. Alle quattro del mattino, pur essendo sulla plancia dell’azienda, era già all’ortomercato; e il resto della giornata in via Toffetti nel suo ufficio, spoglio, con una scrivania piena di libri sulla Puglia sormontati da carte, cartelle, giornali. La sua biografia? Per scriverla occorrono pagine e pagine. A cominciare da quando scese dalla Freccia del Sud nel grande ventre della stazione centrale di Milano. Aveva 13 anni e arrivava da Bisceglie, l’antica Biscilia, vita agricola e pescherecci. Dino era nato con l’inclinazione per il lavoro, e lo cercò subuito, trovandolo nel negozio di un fruttivendolo che aveva intuito il suo valore, tanto che in un paio d’anni gli affidò l’esercizio. Ma le tasche del ragazzo lacrimavano, e per tranquillizzarle la sera vendeva gelati in un cinema vicino alla bottega. La strada era in salita, ma Dino aveva le spalle forti, e soprattutto tante idee. Cominciò a realizzarle acquistando il locale di corso di Porta Nuova, di fronte al Fatebenefratelli, e lo trasformò nella boutique della frutta, più bello di quello che aveva visto in via Montenapoleone, quando aveva 16 anni. Poi conobbe Teresa durante una vacanza, la sposò, si portò tutti i fratelli, e non solo, a Milano, e cominciò l’era Abbascià, con i furgoni con l’ampia scritta sulle fiancate in giro dal Corvetto al Lorenteggio, alla Bovisa, ovunque ci fosse merce da consegnare. Dino era anche giornalista. Scriveva di ulivi e pomodori, ma anche dei vicoli della sua terra, nel 1042 donata al conte di Trani da Roberto il Guiscardo, e delle case di ringhiera di Milano; della qualità delle ciliegie e di marketing. E Massobrio lo ha ricordato a “Golosaria”, dove illustri “chef”, famosi ristoratori, psicologi, la direttrice della più importante rivista nipponica di cucina…hanno detto tutto e di più sul cibo, sulla necessità di utilizzate gli avanzi, su quella di introdurre l’educazione alimentare nelle scuole… La giornalista nipponica ha dato preziose informazioni sui ristoranti italiani a Tokio e sull’altissima considerazione di cui gode nel Paese del Sol Levante la nostra cucina. E ha fatto capolino anche la polemica tra gli amanti della tradizione culinaria e gli innovatori.. Mentre sul telone scorreva un’altra gigantografia di Dino Abbascià.

Franco Presicci


Hanno partecipato all’evento Paolo Massobrio (giornalista, di economia agricola ed enogastronomia), Francesco Lenoci (docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e vicepresidente dell’Associazione Regionale Pugliesi a Milano), Carlo Cracco (chef), Francesco Maietta (responsabile politiche sociali Fondazione Censis), Davide Rampello (direttore artistico Padiglione Zero Expo Milano 2015), Roberta Biagiarelli (regista Transumanza della Pace), Giuseppina Di Carlo (Ordine Psicologi Lombardia), Sone Kiyoko (giornalista), Maurizio Riva (designer Riva1920), Giovanna Ruo Berchera (maestra di cucina e autrice di Adesso). Case history Davide Gramigna (ideatore del Metodo Gramigna), Alessio Bottin (ideatore della Ristoteca), Luciano Cesarini (promotore progetto Sgranino e salute), Maurizio Nocchi (ideatore del progetto ÅMATI! Nutriton).
E naturalmente, la famiglia Abbascià.

Le foto sono un omaggio cuore di Sandro Maggi a Teresa, Annamaria e Agata Abbascià

http://www.golosaria.it

http://www.clubpapillon.it

Franco Presicci

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Giornalista e redattore per oltre trent'anni per Il Giorno è una delle penne più autorevoli del giornalismo italiano.
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