Rest in Peace, Horace Silver


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Horace-Silver
Horace Silver Quintet Blue Note 1539 – Credits: Web
L’immagine nella cover è di Francis Wolff/Blue Note/DownBeat Archives

Rest in Peace, Horace Silver

Il pianista jazz, esponente dell’hard bop, è morto all’età di 85 anni.

“Lo stile di Silver al pianoforte – secco, fantasioso e profondamente funky – divenne un modello per molti pianisti che hanno avuto successo”

ha scritto la casa discografica Blue Note in un ritratto dell’artista pubblicato sul proprio sito internet.
È morto Horace Silver, compositore e polistrumentista jazz, scomparso a 85 anni a New Rochelle, nello stato di New York, la mattina di mercoledì 18 Giugno 2014 per cause naturali, come ha rivelato il figlio Gregory ai media.
Horace Silver nato nel 1928, iniziò a suonare formatosi come sassofonista tenore nel natio Connecticut e fu scoperto dal compositore e musicista Stan Getz nei primi anni Cinquanta; su suo consiglio si trasferì a New York per farsi conoscere nel circuito del jazz underground.
A New York Horace Silver iniziò a sperimentare col pianoforte, ispirato dal pianista Bud Powell, e formò il suo primo trio di musicisti, coi quali iniziò a suonare esibendosi anche al celeberrimo Blue Note. Nel 1951 formò i Jazz Messenger, gruppo-cooperativo con il batterista Art Blakey, rimpiazzato nell 1956. Divenne uno dei pilastri dell’etichetta Blue Note, influenzando moltissimo anche le produzioni discografiche la cui importanza è pari a quella dei Beatles per il pop-rock, cui sono debitori perfino mostri sacri come John Coltrane e Miles Davis.

La playlist di Blue Note Records  tratta da http://www.bluenote.com/news/horace-silver-1928-2014

Il suo brano più famoso è Song For My Father, in portoghese Cantiga para o meu pai: il padre di Silver era infatti di origine capoverdiana, ex colonia portoghese in Africa, e alcune influenze musicali di origine lusofona, tra cui anche la bossanova brasiliana, entrarono a far parte delle composizioni di Horace Silver. Non è difficile seguire il battito bossa che anima Song For My Father: potete ascoltarla in apertura di post nella versione registrata con l’Horace Silver Quintet nel 1968: oltre al piano di Horace Silver si ascoltano Bill Hardman alla tromba, Bennie Maupin al sassofono tenore, John Williams al basso e Billy Cobham alla batteria.

Pioniere e principale ispiratore del jazz hard bop, definizione di quel sottogenere jazzistico che, quale estensione del bebop, faceva proprie delle influenze rhythm&blues, gospel e blues, specialmente per ilmodo di suonare il pianoforte o i fiati come il sassofono, Horace Silver ne fu fondatore assieme ad Art Blakey e i Jazz Messengers, ispirando in seguito alcuni lavori di Miles Davis e John Coltrane nei primi anni Cinquanta. Fu lo stesso Horace Silver a darne una definizione perfetta:

“ Direi che è bop con un po’ più di energia dentro. C’erano il polite bop (educato) e poi l’hard bop. Il polite bop era più sofisticato… l’hard bop è un’autentica musica che ti dà un ceffone e un calcio nel culo.”

Della collaborazione con Art Blakey disse Silver in un’intervista alla rivista “allaboutjazz.com”:

“Una grande cosa che credo di aver imparato da Art, è quello di dare tutto se stesso quando si arriva su quel palco. Quel palco è come un altare. E’ come una terra santa o un terreno sacro. Quando si arriva su quel palco o su qualunque altro palco, si deve buttare tutto il resto fuori della vostra mente e dare solo il cento per cento, anzi il centocinquanta per cento di se stesso. Bisogna lasciare tutto fuori! Ricordo che quella volta, Art ci ha dato una lezione presso il Café Bohemia. Credo che lui non fosse soddisfatto di ciò che la band stava facendo, e disse: “Guardate, ragazzi! Non m’importa se avete avuto un litigio con la vostra ragazza o con vostra moglie, o qualunque altro problema che avete al di fuori di qui. Quando si entra in questo club, non lasciate la merda fuori, su questo palco ci prendiamo cura del business. Quando si vuole affrontare i propri problemi si va a casa, questo è il vostro business, si deve suonare. Quando si arriva qui, lasciate che la merda resti fuori”. “Alzati sul palco e prendersi cura degli affari”.
“Ed è quello che ha fatto. Questo è quello che ha detto per incoraggiarci .”

Tra i brani più famosi composti da Horace Silver si ricordano, oltre a Song For My Father, The Preacher e Señor Blues. Delle sue composizioni, il bassista jazz Christian McBride ha detto:

“La musica di Horace Silver ha sempre rappresentato ciò che i musicisti jazz pregano di avere ma non necessariamente si preoccupano di praticare, ed è la semplicità. Resta in testa: è cantabile. Ti entra facilmente nel sangue, la puoi comprendere facilmente. È radicata, è piena di anima.”

Nel 2006, Silver publica la sua autobiografia Let’s Get To The Nitty Gritty. (http://www.horacesilver.com)

Rest in peace, Horace Silver!

cit. fonti:

http://www.bluenote.com

http://www.horacesilver.com

http://cultura.panorama.it/musica/morto-horace-silver-genio-piano-jazz

http://www.musictory.it

Margherita Mancuso

Margherita Mancuso

Architetto e music selector at Controluce
Palermitana di origini ma milanese di adozione è architetto e music selector per lo studio Controluce di Milano. Vive la vita seguendo le proprie passioni, nel lavoro come nel quotidiano. Sempre alla ricerca di suoni nuovi, si definisce: "una cacciatrice di sound". L'amore per la musica le nasce dal jazz, ma viene presto rapita dal mondo dei clubbing. "La buona musica mi rende felice", per questo motivo la colonna sonora della sua vita deve essere bellissima. "Buona musica sempre" è il suo imperativo!
Margherita Mancuso

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